Tumore al seno: TOGLIERE I LINFONODI SENTINELLA NON SERVE

TUMORE AL SENO: TOGLIERE I LINFONODI SENTINELLA NON SERVE

L’importanza reale della ricerca del linfonodo sentinella.

Gli ultimi lavori scientifici e ricerche sulla catena linfonodale nel tumore al seno fanno pensare che l’importanza reale della ricerca sulla positività del linfonodo sentinella non è fondata.

Ecco le prove:

  1. FISHER ha dimostrato che i linfonodi, che trattengono facilmente i globuli rossi, lasciano passare altrettanto facilmente le cellule cancerose. Solo il 13% delle cellule tumorali iniettate nei canali afferenti vengono fermate dal linfonodo. (Cancer; 1967: 20: 1907-1913).

Spiegando in parole semplici, il linfonodo è un filtro. Durante la sperimentazione su pazienti affetti da tumore al seno sono state iniettate delle cellule cancerose nei canali linfatici precedenti il linfonodo. Il linfonodo avrebbe dovuto “fermarle” e avrebbero dovuto prolificarsi all’interno dello stesso. Invece l’87% delle cellule cancerose ha superato il linfonodo e tramite il sangue è  migrato nell’organismo.

  1. D’altra parte i lavori sull’angiogenesi dimostrano che la disseminazione sanguigna è obbligatoriamente più precoce della disseminazione linfatica perché l’angiogenesi linfatica non esiste. In parole semplici i tumori richiamano a se sangue per nutrirsi attraverso arterie e vene, a partire da un mm di diametro. Pertanto quando questo avviene, i canali linfatici non esistono ancora perché si sviluppano molto più tardivamente.
  2. Il concetto di diffusione delle metastasi tramite il sangue è conosciuto da almeno 30 anni.
  3. Lavori diversi e studi americani hanno dimostrato che il 70% dei prelievi di midollo osseo da un gruppo di donne affette da tumore al seno e operate alla mammella con linfonodo sentinella negativo è al contrario positivo; ciò conferma che queste cellule sono partite già prima dell’esistenza del canali linfatici (dunque attraverso le arterie e le vene). Anche questo studio dimostra che l’affidabilità del linfonodo sentinella è nulla.

A partire da queste scoperte e relativi lavori nazionali, è evidente che il linfonodo sentinella non da sicurezza  al fine di voler fare pronostici sul tumore al seno. La spiegazione è chiarita qui

Il prof POUYARD sostiene che in caso di tumore al seno “l’urgenza in oncologia è trattare le micro metastasi (invisibili) prima dell’intervento”.

Operare immediatamente è un errore fondamentale, da evitare indubbiamente.

Il Dr Dominique Elias (Institut Gustave Roussy) durante la celebrazione del centenario della Société française du cancer à Bordeaux ( Le Quotidien du médecin 2006) ha confermato questa evidenza.

Quindi in caso di tumore al seno, la probabilità che il linfonodo ascellare venga invaso è essenzialmente dipendente dalla misura del tumore primitivo ma anche dalla sua istologia, dalla giovane età della paziente e dal grado nella classificazione di Scarff et Bloom :

– 23 % dei pazienti portatori di tumore al seno T0 e T1 sono N+

– 52 % dei T2

– 70 % dei T3.

Possiamo dunque dedurre che quasi l’80% dei pazienti affetti da tumore al seno operati per un T1 avranno un’asportazione ascellare inutile poiché i risultati saranno negativi, ma più della metà (in particolare i G3) avranno una recidiva a distanza.

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