Metastasi del tumore

È possibile sapere al momento della sua scoperta se un tumore ha già o non ha ancora inviato metastasi?

Metastasi tumoreLa diffusione metastatica è il processo che porta a staccarsi dal tessuto tumorale una o più cellule tumorali presenti nel tumore detto “primitivo solido”, e migrare tramite la circolazione sanguigna o linfatica, ed insediarsi e proliferare in un organo distante dal tumore per formare tumori secondari.

 

 

 

 

Le tre grandi differenze tra un tumore maligno ed un tumore benigno sono:

  • capacità di invadere, cioè a penetrare nei tessuti adiacenti,
  • capacità di inviare nella circolazione cellule maligne che potranno eventualmente insediarsi e formare metastasi,
  • presenza d’anomalie cromosomiche.

La ricerca fondamentale ha fatto progressi nella comprensione del meccanismo metastatico. È riuscita a stabilire un certo numero d’elementi importanti.

Innanzitutto, è ormai accertato che esiste una fase premetastatica. Questo significa che in un primo tempo il tumore si svilupperà solo localmente. Esso non è subito in grado di inviare cellule nella circolazione. È difficile individuare la dimensione a partire dalla quale il tumore diventerà capace di metastatizzare. Ancora poco tempo fa, si parlava in centimetri, ormai si pensa in millimetri, tanto più che il tipo istologico ed il grado[1] sono per forza all’origine di variazioni sicuramente notevoli.

Prendiamo il caso del cancro al seno. Secondo il grado 1, 2 o 3, la dimensione limite varia. Se per il grado 1 si pensa che essa sarebbe compresa tra i 6 ed i 10 millimetri, per il grado 3, la forma più aggressiva, questa soglia sarebbe molto inferiore (1 a 2 millimetri).

Per fortuna, queste cellule metastatiche non sempre si insediano e soprattutto esse formano metastasi “dormienti”, cioè metastasi infracliniche che non si sviluppano.

Questa situazione può durare per anni ed anche talvolta indefinitamente. Per diversi motivi ancora mal definiti, possono anche svegliarsi e proliferare. Questo spiega come possano comparire delle metastasi dopo 20 o 30 anni di remissione.

Gli ultimi lavori sull’angiogenesi confermano queste nozioni.

La formazione di neovasi intorno ai tumori cominciano in genere a partire un diametro tumorale da 1 millimetro. Questo è semplice da spiegare.

Il tumore, al di sotto di questo millimetro di diametro, si può alimentare con l’osmosi[2] (in ossigeno, principalmente). Appena supera questa dimensione, deve affidarsi a neovasi sanguigni (angiogenesi) per continuare la propria crescita.

Le pareti di questi vasi sono molto permeabili e facilitano il passaggio delle cellule metastatiche nella circolazione. La diffusione tramite il sangue ha necessariamente luogo prima della diffusione tramite la linfa poiché l’angiogenesi linfatica non esiste.

È anche probabile che la comparsa di metastasi possa essere legata a modifiche genetiche che cominciano ora ad essere delineate.

Secondo la ricerca genetica fondamentale, le cellule tumorali hanno come proprietà di poter ampliare porzioni del loro genoma, coinvolgendo numerosi geni che le aiuteranno a superare le varie difficoltà che dovranno affrontare. I rapidi cambiamenti necessari per un adattamento costante alle condizioni circostanti sono possibili solo grazie a meccanismi utilizzati nel corso del tempo, e tuttora da organismi ancestrali (batteri per esempio), per sopravvivere ed evolvere. È possibile che le cellule maligne abbiano riscoperto

questi meccanismi? La teoria sulla genesi del cancro del professore Lucien ISRAEL, cioè il “sistema SOS[3]”, potrebbe essere il pezzo principale di questo puzzle?

Infine, per creare una metastasi, la cellula metastatica deve ancora passare alcune prove accessorie, come per esempio:

  • sfuggire al sistema immunitario: molto spesso si tratta di un gioco da bambini per queste cellule “superdotate” che sono invisibili per il sistema immunitario;
  • creare emboli[4] permettendole di fissarsi sull’endotelio capillare, attraversarlo ed insediarsi.

In realtà, siamo assolutamente in grado di valutare la probabilità dell’esistenza di metastasi o meno fin dalla scoperta di un tumore. È proprio ciò che influisce sulla scelta della strategia terapeutica.

Prendiamo per esempio il caso di un cancro al seno. Quattro parametri principali ci permettono di individuare la situazione:

  • la dimensione del tumore,
  • il grado istologico,
  • i ricettori ormonali,
  • i ricettori dell’Herceptine (erb-2).

La presenza o meno di linfonodi invasi è per noi un parametro secondario, dato che la loro positività è solo una conferma di ciò che sappiamo già mentre la loro negatività non significa niente.

Tanto più che FISHER ha dimostrato che i linfonodi, che trattengono facilmente i globuli rossi, lasciano passare altrettanto facilmente le cellule cancerose. Solo il 13% di cellule tumorali iniettate nei canali afferenti venivano fermate dal linfonodo. (Cancer; 1967: 20: 1907-1913).

Progressione dei rischi circa la presenza di micrometastasi nel caso di tumori al seno secondo i quattro parametri.

Grado Diametro

Ricettori

ormonali

Ricettori

herceptine

Probabilitàin %

GRADO 1

< 1cm< 2 cm< 2 cm

In generale

positivi

In generale

negativi

105070

GRADO 2

< 1 cm> 1 cm +-+- -+-+-+ 406060708090

GRADO 3

< 1 cm> 1 cm +-+- -+ 80100

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questi quattro parametri permettono di stabilire la percentuale di rischi riguardo all’esistenza di micrometastasi. È il grado istologico a rappresentare l’elemento maggiormente determinante.

Da queste constatazioni si può dedurre una legge essenziale, che è la base della strategia terapeutica oncologica; si tratta di un principio chiaramente enunciato dal professore POUYARD nella sua opera sulla cura del cancro.

«Ciò che è urgente in oncologia è trattare le micrometastasi (invisibili) prima di intervenire chirurgicamente.»

Per il Prof. Pouyard operare subito è un errore fondamentale.

Il fatto di venire a sapere che probabilmente esistono nel loro corpo delle cellule “dormienti” rischia di scoraggiare i pazienti che sono guariti dal cancro. Ma ciò permetterà anche loro di sorvegliarsi meglio e di utilizzare tecniche e terapie che influiscono poco o per niente sulla malattia cancerosa una volta avviata, ma sono invece molto importanti nel campo della prevenzione e delle terapie di terreno. Esse possono permettere, in particolare, di mantenere le cellule dormienti nel loro stato di letargia.

Lucien ISRAEL una volta ha detto: “Occorre insegnare al malato a convivere con la malattia.”

E’ possibile vivere per tantissimi anni con la presenza invisibile della malattia. Ciò viene chiamato “remissione”.

 

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[1] Grado istologico della classificazione di SCARFF e BLOOM che permette di classificare i tumori al seno secondo la loro aggressività.

[2] Osmosi: passaggio reciproco di due liquidi inegualmente ricchi in molecole disciolte, attraverso una membrana semi-permeabile che li separa.

[3] Il “sistema SOS” Lucien ISRAEL: Tumour progression. J. Theor. Biol. (1996) 178, 375-380.

[4] Embolo: corpo estraneo (coagulo, cellule cancerose, ecc.) che provoca un’embolia, cioè un’obliterazione improvvisa di un vaso sanguigno.

 

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